martedì 30 agosto 2016



Meu trilho Português


Day 1:
Finalmente siamo arrivati (siamo plurale maiestatis che alla fine sono da solo).
Partito alle 9 da Fiesole, finalmente alla stazione dei bus.
Ora 3 ore di autobus, poi 5 km a piedi su asfalto e infine goduria e riposo in una camerata da 14.
Ma da domani l'oceano e la scogliera.





Day 2:
Si inizia a camminare con l'oceano che scandirà il ritmo.
Lascio Casa do Campo e l'ospitalità di Richard (Genio. Ha acquistato un rudere dietro le dune dell'oceano tre anni fa per due palanche. L'ha risistemato e affitta posti letto in camere senza finestre a 30 euro. Camere piene oh! Ma che aspetto a farlo anch'io?) Comunque oggi mi aspetta una tappa durissima, tutta sulle dune per circa 6 ore, i miei polpacci ringraziano in anticipo.

Siamo uccelli che fino ai trent'anni non conosciamo né le altezze né i venti, ma abbiamo ali forti.
Siamo uccelli che dopo i sessant'anni conosciamo le altezze e i venti, ma non abbiamo più le ali di un tempo.
Siamo uccelli che dai trenta ai sessanta hanno ali forti e la conoscenza delle altezze e dei venti.
La vita, quella vera, dura trent'anni. E l'imperativo è viverla, godersela che poi dopo non spicchi più il volo.


Mi hanno prenotato un cazzo di campeggio a 7 km da dove dovevo essere.
7 km dopo averne fatti 21 sulla sabbia sotto il sole, sono tanti.
Poi la mia alcova di lamiera ha all'interno 48/49 gradi e accanto bambini felici che urlano e famiglie.
Ah! L'adsl è solo al bar, ovviamente sono già ubriaco.
Porca puttana!!!!






Day 3:
Finalmente abbandono l'orrido, seppur piacevole a chi piace, campeggio in direzione Almograve.
La prima parte noiosetta dietro le dune, ma la seconda toglie il fiato.
Adesso mi ritrovo al Natura Maris, dove una graziosa, per non essere sempre volgari, ragazza mi ha fatto il check in. Ora mi doccio e scendo ad offrirle una birra...

E finalmente le odiose vesciche sono venute anche nei miei callosi piedi.
L'orata di stasera sarà la mia energia di domani, perché ho due tappe in una.
33 km sotto il sole, sulla sabbia. Porco cazzo!
Il mio programma prevede sveglia all'alba e partenza subito per evitare il caldo.
Conoscendomi, se parto alle 9 son felice e stappo la 25esima superbock, cosi mi ubriaco di mattina e rimando tutto a sabato.
Per gli amanti del gossip: finalmente una struttura adeguata, un residence senza nessuna pretesa con una doccia fica (e ve lo dico io che mi doccio una volta a settimana come gli antichi). Purtroppo dopo la doccia sono sceso speranzoso alla reception, ma ho trovato un uomo irsuto al posto della gentil pulzella. Ho tirato diritto e sono andato al bar, dove la gentil pulzella aveva il secondo lavoro. Non continuo, perché già sapete come andò.


Day 4:

Contro ogni ottimistica previsione, riesco a svegliarmi e partire alle 7.
Lascio Almograve che ancora sonnecchia sotto le prime luci del sole, e dopo una prima parte piacevole su una strada sterrata, ritrovo la sabbia e la scogliera.
Le mie ginocchia e le mie vesciche ringraziano.
Mi sparo così 11 km in due ore fino ad arrivare a Cabo Sardao, da dove scrivo. Un birra, due frittini (come li chiamo io) e un terzo della giornata di oggi se ne è andato.
W il Portogallo!!!


E nulla, alla fine 22 km li ho fatti e adesso, nella ridente cittadina di Zambujeira do mar, faccio un'ora di pausa con la seria, serissima intenzione di ubriacarmi prima di buttarmi, sotto il sole delle due, tra le dune per gli ultimi undici km.
Vi confesso che stamani ho visto i mostri; le vesciche mi fanno un male boia, ormai zoppico, ho paura a togliermi le scarpe, ma continuo. Perché si sa, n'ammazza più l'orgoglio che la guerra...


E chiudiamo questa tosta giornata, con all'attivo una decina di birre, non mi stancherò mai di dire che la superbock supera di sei spanne almeno la sagres, circa 32 km, due calcagni che prendono fuoco e, soprattutto, le foto, seppur bruttine, delle spiagge incontrate. Diciamo uguali uguali a quelle di Viareggio.


Day 5:


Oggi è la penultima tappa, e sotto una suggestiva bruma mi appresto a incontrare di nuovo l'oceano; possente, respingente, distaccato.
Il tempo è dalla mia e camminare oggi è una meraviglia, anche se ne va del paesaggio.
Oggi ho dato ascolto a quelli di voi che, direttamente o velatamente, criticavano i miei filtri alle foto. Dunque oggi ho tolto il filtro (Biascica smarmella tutto). Vediamo che succede... 
Credo che il filtro cambi la percezione un po', ma se la foto fa cacare, fa cacare...
Torno alla mia colazione di metà tappa sotto una sughera ad Azenha do Mar.


E con la superbock a 90 centesimi a bottiglia, abbiamo raggiunto l'apice. Ultima tappa nell'Alentejo, attraverso il ponte e comincia l'Algarve.
Domani ultima tappa di questo wonderful trip.






Day 6:

Il mio cammino sulle scogliere è terminato; 90 km accanto all'oceano con il vento, il sole e il suo canto costante.
90 km in cui ho incrociato in tutto 6 persone.
90 km di cammino solitario (mai così utile).
90 km di amore per il Portogallo

Nella mia vita mi sono veramente affezionato solamente a una quindicina di persone, certamente mai a delle cose inanimate (ovviamente non considerando il mio pene tale, ma, sempre seppur con qualche difficoltà in più, un oggetto vivo).
Ma con voi faccio un'eccezione. Avete lottato, tenuto duro, siete state caparbie, a volte cocciute come quella volta in cui vi eravate indurite e mi è toccato incidervi un po' in cima per continuare ad utilizzarvi.Vi ho dato per morte almeno quattro volte, ma alla fine sono tornato a voi.
Abbiamo camminato insieme lungo tutta la costa del Portogallo, adesso lo possiamo dire; da Cabo da Roca, il punto più occidentale d'Europa, fino a Cabo Sao Vicente, il punto più a sud del Portogallo!
Ma siete state mie compagne anche sulla neve, quest'ultimo inverno, sulle Apuane (e forse quella volta era meglio se non vi portavo).
Vi lascio qui, ad Odeceixe; primo paese dell'Algarve, ultima tappa che ci mancava per chiudere questa costa lunga un anno di cammino. Con l'Oceano che ci accompagnava, il vento che ci sferzava e il sole che illuminava i nostri passi.
Mille e mille volte grazie.



martedì 12 aprile 2016

In Trekking Veritas


Lunedi 18 Aprile me ne parto a camminare per la Via Francigena. Percorrerò un tratto che conosco benissimo: da San Miniato a Monteriggioni. 
Tre tappe stupende della Francigena in Toscana; tre tappe che mi faranno toccare Gambassi Terme, San Gimignano, Monteriggioni. Lungo il percorso, boschi splendidi, paesaggi da cartolina e monumenti di estremo interesse: Pancole, la Pieve di Cellole con la Comunità di Bose, la Badia a Conèo
Un'escursione nella storia della regione, nelle sue radici.

Questa volta però non sarò solo o con un gruppo, ma accompagnerò un giornalista del Touring Club che  che si occuperà dello speciale sulla Francigena che verrà pubblicato a Giugno. 
E' la prima volta che condivido il cammino con una persona che non conosco. O meglio, l'ho già fatto un migliaio di volte di condurre in gruppo persone che non conosco, ma in due, senza conoscere il tuo compagno di viaggio, è la prima volta per me.
Sono incuriosito, sono contento di partire. 

I miei piedi scalpitano e la mia mente è sovreccitata all'idea di conoscere da vicino una persona lungo il cammino.


Ho sempre pensato che le persone si conoscano camminando; quando affronti una salita, o quando inizi ad essere stanco del cammino fatto, è allora che molte sovrastrutture e maschere, che tutti ci mettiamo, cadono
E' allora che automaticamente la nostra mente si concentra sui piedi, sulla respirazione, sui muscoli. 
E' allora che, a gamba tesa, faccio domande. 
E' allora che racconto le mie cose, quelle intime, quelle di condivisione vera.





Quando si è sudati, stanchi, con il battito accelerato, la mente non è lucida per elaborare la risposta giusta
La risposta esce da sola, lo sguardo è autentico, di quelli veri. 
E' lì che si conoscono le persone.
E' lì che si cementano rapporti.

E sono uno fortunato a vivere esperienze di questo genere. E' quasi terapeutico per me raccontarmi in queste situazioni, mi depura, mi fa scaricare tossine, mi rende vero.

Uh quanto mi piace camminare.

Sicché, Tino, benvenuto e buon cammino insieme a me.

giovedì 7 aprile 2016

Camminare è l'unica vera libertà


Camminare è l'unica vera libertà.
Un giorno la mia compagna, in un viaggio in macchina, mi chiese che cos'era per me la libertà. Non esitati un attimo a rispondere; le dissi che camminare mi rendeva libero
Camminare mi permetteva di andare ovunque. Camminando potevo fare a meno di rispettare i cartelli stradali; i sentieri sono tutti a doppio senso.
Camminando decido io dove andare, quando partire, se fermarmi. 
Non ho semafori da rispettare, non ho precedenze imposte. 
Posso fermarmi a guardare un paesaggio anche mezz'ora; nessuno dietro mi suonerà il clacson o si lamenterà.

Camminando trovo il tempo per me, mi scopro e mi conosco

Quando sono su un crinale, da solo, isolato dal resto del mondo ho come la sensazione di essere libero, libero davvero. 
Sotto a me, piccoli piccoli, vedo i centri abitati e mi immagino la gente frettolosa, ad affannarsi a destra e a manca. 
Me la immagino che parcheggia in doppia fila per scendere al volo a fare una commissione; me la immagino a discutere animatamente per un non-problema, me la immagino di corsa, senza tregua. 
E' allora che mi apposto in alto, guardo - anche con una certa sufficienza - giù, e mi accendo una sigaretta. Si, si mi piace camminare e mi piace la natura, ma mi piace anche fumare. 
E allora ecco che mi godo la mia sigaretta, il mio paesaggio, il mio crinale e saluto il caos che c'è a valle.

Camminare mi rende libero, mi rende libero di sognare, di fantasticare, di progettare

Ma soprattutto mi rende libero di non partecipare quotidianamente alla folle corsa verso il niente a cui oggi ci (vi) hanno quasi obbligati.







Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?
Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.

martedì 22 marzo 2016

Breve Storia della Francigena

Nell’Alto Medioevo, attorno al VII secolo, i Longobardi contendevano il territorio italiano ai Bizantini. L’esigenza strategica di collegare il Regno di Pavia e i ducati meridionali tramite una via sufficientemente sicura portò alla scelta di un itinerario sino ad allora considerato minore, che valicava l’Appennino in corrispondenza dell’attuale Passo della Cisa, e dopo la Valle del Magra si allontanava dalla costa in direzione di Lucca. Da qui, per non avvicinarsi troppo alle zone in mano bizantina, il percorso proseguiva per la Valle dell’Elsa per arrivare a Siena, e quindi attraverso le valli d'Arbia e d’Orcia, raggiungere la Val di Paglia e il territorio laziale, dove il tracciato si immetteva nell’antica Via Cassia che conduceva a Roma. 
Il percorso, che prese il nome di Via di Monte Bardone, dall’antico nome del Passo della Cisa, Mons Langobardorum, non era una vera e propria strada nel senso romano, né tanto meno nel senso moderno del termine; infatti, dopo la caduta dell' impero, le antiche tratte consolari caddero in disuso, e tranne pochi fortunati casi finirono in rovina, rupte, tant’è che risale a quell’epoca l’uso della parola rotta per definire la direzione da prendere.


L’area di strada
I selciati romani lasciarono gradualmente il posto a fasci di sentieri, tracce, piste battute dal passaggio dei viandanti, che in genere si allargavano sul territorio per convergere in corrispondenza delle mansioni (centri abitati od ospitali dove si trovava alloggio per la notte), o presso alcuni passaggi obbligati come valichi o guadi. Più che di strade si trattava, quindi, di aree di strada, il cui percorso variava per cause naturali (straripamenti, frane), per modifiche dei confini dei territori attraversati e la conseguente richiesta di gabelle, per la presenza di briganti. Il fondo veniva lastricato solo in corrispondenza degli attraversamenti dei centri abitati, mentre nei tratti di collegamento prevaleva la terra battuta.
Appare, quindi, chiaro che la ricostruzione del vero tracciato della Via Francigena sarebbe oggi un’impresa impossibile, poiché questo non è mai esistito: ha invece senso ritrovare le principali mansioni e i principali luoghi toccati dai viandanti lungo la Via.


Nasce la Via Francigena
Quando la dominazione Longobarda lasciò il posto a quella dei Franchi, anche la Via di Monte Bardone cambiò il nome in Via Francigena, ovvero “strada originata dalla Francia”, nome quest’ultimo che oltre all’attuale territorio francese comprendeva la Valle del Reno e i Paesi Bassi.
In quel periodo crebbe anche il traffico lungo la Via che si affermò come il principale asse di collegamento tra nord e sud dell’Europa, lungo il quale transitavano mercanti, eserciti, pellegrini.


Il pellegrinaggio nel tempo
Tra la fine del primo millennio e l’inizio del secondo, la pratica del pellegrinaggio assunse un’importanza crescente.I luoghi santi della Cristianità erano Gerusalemme, Santiago de Compostella e Roma, e la Via Francigena rappresentò lo snodo centrale delle grandi vie della fede. Infatti, i pellegrini provenienti dal nord percorrevano la Via per dirigersi a Roma, ed eventualmente proseguire lungo la Via Appia verso i porti pugliesi, dove s’imbarcavano verso la Terrasanta. Viceversa i pellegrini italiani diretti a Santiago la percorrevano verso nord, per arrivare a Luni, dove s’imbarcavano verso i porti francesi, o per proseguire verso il Moncenisio e quindi immettersi sulla Via Tolosana, che conduceva verso la Spagna. Il pellegrinaggio divenne presto un fenomeno di massa, e ciò esaltò il ruolo della Via Francigena che divenne un canale di comunicazione determinante per la realizzazione dell’unità culturale che caratterizzò l’Europa nel Medioevo.
Le fonti itinerarie
È soprattutto grazie ai diari di viaggio, e in particolare agli appunti di un illustre pellegrino, Sigerico, che possiamo ricostruire l’antico percorso della Francigena. Nel 990, dopo essere stato ordinato Arcivescovo di Canterbury da Papa Giovanni XV, l’Abate tornò a casa annotando su due pagine manoscritte le 80 mansioni in cui si fermò a pernottare. Il diario di Sigerico viene tuttora considerato la fonte itineraria più autorevole, tanto che spesso si parla di “Via Francigena secondo l’itinerario di Sigerico” per definire la versione più “filologica” del percorso.
Crescita e decadenza della Via Francigena
L’uso crescente della Francigena come via di commercio portò a un eccezionale sviluppo di molti centri lungo il percorso.
La Via divenne strategica per trasportare verso i mercati del nord Europa le merci provenienti dall’oriente (seta, spezie) e scambiarli, in genere nelle fiere della Champagne, con i panni di Fiandra e di Brabante. Nel XIII secolo i traffici commerciali crebbero a tal punto che si svilupparono numerosi tracciati alternativi alla Via Francigena che, quindi, perse la sua caratteristica di unicità e si frazionò in numerosi itinerari di collegamento tra il nord e Roma.
Tanto che il nome cambiò in Romea, non essendo più unica l’origine, ma la destinazione. Inoltre la crescente importanza di Firenze e dei centri della Valle dell’Arno spostò a Oriente i percorsi, fino a quando la direttrice Bologna-Firenze relegò il Passo della Cisa a una funzione puramente locale, decretando la fine dell’antico percorso



Autore: Alberto Conte
Fonte: www.viefrancigene.org/it/Itinerario/Storia