martedì 12 aprile 2016

In Trekking Veritas


Lunedi 18 Aprile me ne parto a camminare per la Via Francigena. Percorrerò un tratto che conosco benissimo: da San Miniato a Monteriggioni. 
Tre tappe stupende della Francigena in Toscana; tre tappe che mi faranno toccare Gambassi Terme, San Gimignano, Monteriggioni. Lungo il percorso, boschi splendidi, paesaggi da cartolina e monumenti di estremo interesse: Pancole, la Pieve di Cellole con la Comunità di Bose, la Badia a Conèo
Un'escursione nella storia della regione, nelle sue radici.

Questa volta però non sarò solo o con un gruppo, ma accompagnerò un giornalista del Touring Club che  che si occuperà dello speciale sulla Francigena che verrà pubblicato a Giugno. 
E' la prima volta che condivido il cammino con una persona che non conosco. O meglio, l'ho già fatto un migliaio di volte di condurre in gruppo persone che non conosco, ma in due, senza conoscere il tuo compagno di viaggio, è la prima volta per me.
Sono incuriosito, sono contento di partire. 

I miei piedi scalpitano e la mia mente è sovreccitata all'idea di conoscere da vicino una persona lungo il cammino.


Ho sempre pensato che le persone si conoscano camminando; quando affronti una salita, o quando inizi ad essere stanco del cammino fatto, è allora che molte sovrastrutture e maschere, che tutti ci mettiamo, cadono
E' allora che automaticamente la nostra mente si concentra sui piedi, sulla respirazione, sui muscoli. 
E' allora che, a gamba tesa, faccio domande. 
E' allora che racconto le mie cose, quelle intime, quelle di condivisione vera.





Quando si è sudati, stanchi, con il battito accelerato, la mente non è lucida per elaborare la risposta giusta
La risposta esce da sola, lo sguardo è autentico, di quelli veri. 
E' lì che si conoscono le persone.
E' lì che si cementano rapporti.

E sono uno fortunato a vivere esperienze di questo genere. E' quasi terapeutico per me raccontarmi in queste situazioni, mi depura, mi fa scaricare tossine, mi rende vero.

Uh quanto mi piace camminare.

Sicché, Tino, benvenuto e buon cammino insieme a me.

giovedì 7 aprile 2016

Camminare è l'unica vera libertà


Camminare è l'unica vera libertà.
Un giorno la mia compagna, in un viaggio in macchina, mi chiese che cos'era per me la libertà. Non esitati un attimo a rispondere; le dissi che camminare mi rendeva libero
Camminare mi permetteva di andare ovunque. Camminando potevo fare a meno di rispettare i cartelli stradali; i sentieri sono tutti a doppio senso.
Camminando decido io dove andare, quando partire, se fermarmi. 
Non ho semafori da rispettare, non ho precedenze imposte. 
Posso fermarmi a guardare un paesaggio anche mezz'ora; nessuno dietro mi suonerà il clacson o si lamenterà.

Camminando trovo il tempo per me, mi scopro e mi conosco

Quando sono su un crinale, da solo, isolato dal resto del mondo ho come la sensazione di essere libero, libero davvero. 
Sotto a me, piccoli piccoli, vedo i centri abitati e mi immagino la gente frettolosa, ad affannarsi a destra e a manca. 
Me la immagino che parcheggia in doppia fila per scendere al volo a fare una commissione; me la immagino a discutere animatamente per un non-problema, me la immagino di corsa, senza tregua. 
E' allora che mi apposto in alto, guardo - anche con una certa sufficienza - giù, e mi accendo una sigaretta. Si, si mi piace camminare e mi piace la natura, ma mi piace anche fumare. 
E allora ecco che mi godo la mia sigaretta, il mio paesaggio, il mio crinale e saluto il caos che c'è a valle.

Camminare mi rende libero, mi rende libero di sognare, di fantasticare, di progettare

Ma soprattutto mi rende libero di non partecipare quotidianamente alla folle corsa verso il niente a cui oggi ci (vi) hanno quasi obbligati.







Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?
Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.