
Camminare è l'unica vera libertà.
Un giorno la mia compagna, in un viaggio in macchina, mi chiese che cos'era per me la libertà. Non esitati un attimo a rispondere; le dissi che camminare mi rendeva libero.
Camminare mi permetteva di andare ovunque. Camminando potevo fare a meno di rispettare i cartelli stradali; i sentieri sono tutti a doppio senso.
Camminando decido io dove andare, quando partire, se fermarmi.
Non ho semafori da rispettare, non ho precedenze imposte.
Posso fermarmi a guardare un paesaggio anche mezz'ora; nessuno dietro mi suonerà il clacson o si lamenterà.
Camminando trovo il tempo per me, mi scopro e mi conosco.
Quando sono su un crinale, da solo, isolato dal resto del mondo ho come la sensazione di essere libero, libero davvero.
Sotto a me, piccoli piccoli, vedo i centri abitati e mi immagino la gente frettolosa, ad affannarsi a destra e a manca.
Me la immagino che parcheggia in doppia fila per scendere al volo a fare una commissione; me la immagino a discutere animatamente per un non-problema, me la immagino di corsa, senza tregua.
E' allora che mi apposto in alto, guardo - anche con una certa sufficienza - giù, e mi accendo una sigaretta. Si, si mi piace camminare e mi piace la natura, ma mi piace anche fumare.
E allora ecco che mi godo la mia sigaretta, il mio paesaggio, il mio crinale e saluto il caos che c'è a valle.
Camminare mi rende libero, mi rende libero di sognare, di fantasticare, di progettare.
Ma soprattutto mi rende libero di non partecipare quotidianamente alla folle corsa verso il niente a cui oggi ci (vi) hanno quasi obbligati.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno
per cui fatica sotto il sole?
Una generazione va, una generazione viene
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge e il sole tramonta,
si affretta verso il luogo da dove risorgerà.

Si può essere o no d'accordo con Tommaso e con la sua radicalità... io lo ringrazierò sempre. Enrico
RispondiElimina:) tks
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